Se vuoi, puoi. Ma quando?

Perché la volontà da sola non basta, e cosa c’entra il tempo con la leadership

«Se vuoi, puoi.» È uno degli slogan più amati del coaching, e ha un fondo di verità: senza volontà non cambia niente. Preso alla lettera, però, rischia di trasformare ogni difficoltà in una colpa personale. Se non ce l’hai fatta, evidentemente non volevi abbastanza.

Chiunque abbia guidato un team, o semplicemente vissuto qualche anno, sa che non funziona così. Gli ostacoli e gli imprevisti non si spostano perché lo desideriamo. La volontà è il motore, ma un motore senza direzione consuma carburante e basta.

La volontà ha bisogno di una strategia

La volontà diventa davvero potente quando si concentra su un punto preciso: come investiamo il nostro tempo. Dare una direzione alla volontà è compito dell’intelligenza, o meglio delle nostre molteplici intelligenze.

Da qui nasce il lavoro a cui sto dedicando gli ultimi anni: l’intelligenza temporale. È la capacità di scegliere come spendere il proprio tempo, invece di caderci dentro. Non è gestione dell’agenda. È ciò che dà continuità e senso a quello che facciamo. È anche il filo che lega le altre intelligenze descritte da Howard Gardner, le mette in sequenza e dà loro il ritmo giusto.

Il termine non l’ho inventato io. John Clemens e Scott Dalrymple lo hanno usato nel 2005, in Time Mastery, per descrivere la comprensione del tempo come risorsa strategica dei leader più efficaci. Io lo riprendo e lo allargo: dal saper usare bene il tempo al saper dare senso al proprio e a quello delle persone che ci stanno intorno. È successo qualcosa di simile con l’intelligenza emotiva. Chi ne parla oggi non è Goleman, ma sa di camminare su un sentiero che lui ha aperto.

Le emozioni hanno bisogno di un tempo

Le neuroscienze suggeriscono che molte nostre decisioni nascano emotive e vengano rivestite di razionalità solo dopo. In vent’anni da direttore del personale e in migliaia di ore di coaching l’ho visto accadere di continuo: nelle assunzioni, nelle promozioni, nelle riorganizzazioni.

Il punto non è eliminare le emozioni dalle scelte, ma renderle consapevoli. Un investimento di tempo è profittevole quando poggia su scelte emotive, ma consapevolmente emotive. Le emozioni lasciate allo stato brado somigliano a una mandria di bufali libera di vagare nella prateria del tempo: tanta energia, nessuna direzione.

Tempo ed emozioni si qualificano a vicenda. Le emozioni hanno bisogno di un ritmo, di una storia e di un progetto futuro per sprigionare l’energia per cui sono nate. Il tempo, senza emozioni, è solo calendario.

Da ragazzo vidi su una tv privata una pubblicità tutt’altro che nobile, lo ammetto, che diceva: «Se vuoi pensarci pensaci, ma mentre pensi pensa a cosa perdi». In quarant’anni non ho trovato una sintesi migliore del costo dell’indecisione. Ogni manager che rimanda una conversazione difficile sta pagando quel prezzo, anche se non compare in nessun report.

Le carte che ci capitano

Durante la mia formazione come coach, un compagno di corso mi disse di aver trovato la chiave della propria vita in una verità semplice. Non scegliamo le carte che ci capitano, ma decidiamo come giocarle e quante tenerne in mano, finché qualcuno non dice che il mazzo è finito.

Un buon giocatore di poker non è quello fortunato. È quello che massimizza il valore quando le carte sono buone e limita le perdite quando sono pessime. Per un leader vale lo stesso: la differenza non la fa la mano, la fa il tempismo.

Dal sentire il tempo al vederlo

Anche gli animali hanno un’intelligenza emotiva, che serve loro per sopravvivere. All’essere umano appartiene qualcosa in più: la capacità di rappresentarsi il tempo. Sappiamo che:

  • la gioia di oggi va trasformata nella gioia di domani;
  • la paura di oggi può diventare la sopravvivenza di domani;
  • la tristezza può annunciare un cambiamento;
  • la rabbia deve produrre energia, non distruggere relazioni che domani ci serviranno.

In azienda questo si traduce in domande molto concrete. Quella tensione nel team va affrontata ora o lasciata decantare? Quel progetto va accelerato o ha bisogno di maturare? Quella persona è pronta adesso o tra sei mesi?

L’intelligenza temporale punta ad andare oltre il sentire il tempo per arrivare a vederlo: un metodo per osservare il proprio tempo mentre lo si sta vivendo.

Ones e Braves

C’è un’immagine che mi accompagna. François Jullien descrive l’eroe della tradizione cinese come colui che non forza il tempo: ne legge la propensione e lo lascia lavorare per sé. L’eroe occidentale, invece, prova a cambiare il tempo. Quando non ci riesce entro i confini della propria vita, sacrifica il proprio tempo per migliorare quello degli altri. Sono due strade diverse con una cosa in comune: entrambi continuano a vivere oltre il proprio tempo, in quello di chi viene dopo.

Da qui nasce la distinzione che dà il titolo al libro a cui sto lavorando, Only the Ones, not just the Braves. I Braves vedono il tempo, al massimo, per sé. Gli Ones vedono il proprio tempo e, proprio per questo, sanno farlo vedere agli altri. Molti, semplicemente, ci vivono sopra senza accorgersene.

Non sono due categorie di persone, ma due tappe dello stesso cammino. E un cammino si può allenare.

E adesso?

È quello che vogliamo fare con BAATS nei prossimi mesi: portare l’intelligenza temporale fuori dalle pagine e dentro le organizzazioni. Lo faremo con un workshop pensato per manager e leader che vogliono smettere di inseguire il tempo e iniziare a leggerlo, per sé e per i loro team.

Nei prossimi articoli entrerò nel merito, un tema alla volta. Se nel frattempo vuoi capire come portare questo lavoro nella tua azienda, scrivici.

Perchè BAATS

BAATS significa aggregazione di idee emozioni e azioni. Per fare questo tutti i nostri progetti hanno un tratto comune, quello di rendere le persone che vi partecipano più:

CONSAPEVOLI : rispetto all’ambiente in cui vivono, alle loro capacità, ai loro strumenti e ai loro obiettivi (e a quello che serve per raggiungerli)

AGILI: lavoriamo seguendo i principi dell’AGILITY, orientamento ai risultati, collaborazione, comunicazione e servant leadership

SOCIALI: ci focalizziamo sull’importanza della relazione e su cosa serve per costruirla, ascolto e negoziazione

CONTINUITY FAN: noi siamo convinti che la Continuità sia il principale obiettivo per ogni organizzazione (dal quale

discendono tutti gli altri). Portiamo le persone a interiorizzare questo principio

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